Pensieri sull’educazione delle figlie

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Mary Wollstonecraft

Pensieri sull’educazione delle figlie

A cura di Chiara Continisio

I Pensieri sull’educazione delle figlie, pubblicati nel 1787, sono l’opera con cui Mary Wollstonecraft esordisce come scrittrice e pensatrice, ma sono tutt’altro che una prova giovanile, senza alcun legame con la sua riflessione più matura sulla condizione femminile, che troverà, nella Rivendicazione dei diritti della donna (1792), la sua massima espressione. Al contrario, è in queste pagine che prende forma la critica all’educazione tradizionalmente fornita alle bambine e al tipo di donna che essa produce, e si fa largo la nuova idea dell’identità femminile che nei Diritti della donna diventa il motore del rinnovamento della società. Per comprendere dunque l’intera riflessione politica di Wollstonecraft, è necessario partire da qui, da queste osservazioni, per certi versi non sistematiche e per altri coerentissime, che suonano ancora oggi di enorme attualità. Esse ci ricordano, infatti, che privare le bambine di una appropriata educazione, che le renda autonomi esseri pensanti e le metta in condizione di sfruttare il loro intero potenziale, anche razionale, non è solo una ingiustizia che offende la natura umana ma è un grave atto che impoverisce la società nel suo complesso. Forse per questo, prima o poi, ogni tiranno mette mano alla possibilità delle donne di essere istruite.

Mary Wollstonecraft
(Londra, 1759-1797)
È considerata una delle pensatrici politiche più importanti del Settecento, nonché la madre del femminismo moderno. Il suo esordio letterario avviene con Pensieri sull’educazione delle figlie (1787), dove sono già presenti, seppure accennati, i temi che animeranno le sue opere più famose: il romanzo Mary (1788), Rivendicazione dei diritti dell’uomo (1790) e Rivendicazione dei diritti della donna (1792). Nel 1796, dopo una crisi della sua storia d’amore con Gilbert Imlay, un uomo d’affari americano, parte con la figlia avuta da lui per i Paesi del Nord Europa. Al suo ritorno, trovando Imlay con un’altra donna, tenta il suicidio. Pubblica Lettere scritte durante un breve soggiorno in Svezia, Norvegia e Danimarca (1796) e nel 1797 sposa William Godwin, autorevole filosofo anarchico. Il 30 agosto dello stesso anno dà alla luce la loro figlia, ma dopo pochi giorni muore per complicazioni legate al parto.

 

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